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che col bel viso e co l armata coma
fece temer chi per natura sprezza:
io parlo de l imperio alto di Roma, 115
che con arme assalìo; ben ch a l estremo
fusse al nostro trionfo ricca soma.
Fra nomi che in dir breve ascondo e premo,
non fia Judith, la vedovetta ardita,
che fe il folle amador del capo scemo. 120
Ma Nino ond ogni istoria umana è ordita,
dove lasc io e  l suo gran successore
che superbia condusse a bestial vita?
Belo dove riman, fonte d errore
non per sua colpa? Dov è Zoroastro, 125
che fu de l arti magiche inventore?
E chi de nostri dogi che  n duro astro
passar l Eufrate fece il mal governo,
a l italiche doglie fiero impiastro?
Ov è  l gran Mitridate, quello eterno 130
nemico de Roman che sì ramingo
fuggì dinanzi a lor la state e  l verno?
Molte gran cose in picciol fascio stringo:
ov è un re Arturo, e tre Cesari Augusti,
un d Affrica, un di Spagna, un Lottoringo? 135
Cingean costu i suoi dodici robusti;
poi venia solo il buon duce Goffrido
che fe l impresa santa e passi giusti.
Questo, di ch io mi sdegno e  ndarno grido,
fece in Jerusalem co le sue mani 140
il mal guardato e già negletto nido.
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Francesco Petrarca - Trionfi
Gite superbi, o miseri Cristiani,
consumando l un l altro, e non vi caglia
che  l sepolcro di Cristo è in man de cani!
Raro o nessun che  n alta fama saglia 145
vidi dopo costui, s io non m inganno,
o per arte di pace o di battaglia.
Pur, come uomini eletti ultimi vanno,
vidi verso la fine il Saracino
che fece a nostri assai vergogna e danno; 150
quel di Lurìa seguiva il Saladino,
poi il duca di Lancastro, che pur dianzi
era al regno de Franchi aspro vicino.
Miro, come uom che volentier s avanzi,
s alcuno ivi vedessi qual egli era 155
altrove agli occhi miei veduto inanzi;
e vidi duo che si partir iersera
di questa nostra etate e del paese;
costor chiudean quella onorata schiera:
il buon re cicilian che  n alto intese 160
e lunge vide e fu veramente Argo;
da l altra parte il mio gran Colonnese,
magnanimo, gentil, constante e largo.
III
Io non sapea da tal vista levarme,
quand io udi :  Pon mente a l altro lato
ché s acquista ben pregio altro che d arme. 
Volsimi da man manca, e vidi Plato
che  n quella schiera andò più presso al segno 5
al qual aggiunge cui dal Cielo è dato,
Aristotele poi, pien d alto ingegno,
Pitagora che primo umilemente
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Francesco Petrarca - Trionfi
filosofia chiamò per nome degno,
Socrate e Senofonte, e quello ardente 10
vecchio a cui fur le Muse tanto amiche
ch Argo e Micena e Troia se ne sente;
questo cantò gli errori e le fatiche
del figliuol di Laerte e d una diva,
primo pintor delle memorie antiche. 15
A man a man con lui cantando giva
il Mantovan che di par seco giostra,
ed un al cui passar l erba fioriva:
questo è quel Marco Tullio in cui si mostra
chiaro quanti eloquenzia ha frutti e fiori; 20
questi son gli occhi de la lingua nostra.
Dopo venia Demostene che fori
è di speranza omai del primo loco,
non ben contento de secondi onori;
un gran folgór parea tutto di foco: 25
Eschine il dica che  l poteo sentire
quando presso al suo tuon parve già fioco.
Io non posso per ordine ridire
questo o quel dove mi vedessi o quando,
e qual andare inanzi e qual seguire; 30
ché, cose innumerabili pensando
e mirando la turba tale e tanta,
1 occhio e  l pensier m andava disviando.
Vidi Solon, di cui fu l util pianta
che, se mal colta è, mal frutto produce, 35
cogli altri sei di che Grecia si vanta.
Qui vid io nostra gente aver per duce
Varrone, il terzo gran lume romano,
che quando il miri più tanto più luce;
Crispo Sallustio, e seco a mano a mano 40
un che già l ebbe a schifo e  l vide torto,
cioè  l gran Tito Livio padovano.
Mentr io  l mirava, subito ebbi scorto
quel Plinio veronese suo vicino,
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a scriver molto, a morir poco accorto. 45
Poi vidi il gran platonico Plotino,
che, credendosi in ozio viver salvo,
prevento fu dal suo fero destino,
il qual seco venia dal materno alvo,
e però providenzia ivi non valse; 50
poi Crasso, Antonio, Ortensio, Galba, e Calvo
con Pollïon, che  n tal superbia salse,
che contra quel d Arpino armar le lingue
cercando ambeduo fame indegne e false.
Tucidide vid io, che ben distingue 55
i tempi e  luoghi e l opere leggiadre
e di che sangue qual campo s impingue;
Erodoto di greca istoria padre
vidi, e dipinto il nobil geometra
di triangoli e tondi e forme quadre; 60
e quel che  nver di noi divenne petra,
Porfirio, che d acuti silogismi
empié la dïalettica faretra
facendo contra  l vero arme i sofismi;
e quel di Coo che fe vie miglior l opra, 65
se bene intesi fusser gli aforismi.
Apollo et Esculapio gli son sopra,
chiusi ch a pena il viso gli comprende,
sì par che i nomi il tempo limi e copra.
Un di Pergamo il segue, e in lui pende 70
l arte guasta fra noi, allor non vile,
ma breve e  scura; e la dichiara e stende.
Vidi Anasarco intrepido e virile,
e Senocrate più saldo ch un sasso
che nulla forza volse ad atto vile; 75
vidi Archimede star col viso basso
e Democrito andar tutto pensoso
per suo voler di lume e d oro casso;
vidi Ippia, il vecchiarel che già fu oso
dir:  Io so tutto,  e poi di nulla certo 80
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Francesco Petrarca - Trionfi
ma d ogni cosa Archesilao dubbioso;
vidi in suoi detti Eraclito coverto,
e Dïogene cinico in suo fatti,
assai più che non vuol vergogna, aperto;
e quel che lieto i suoi campi disfatti 85
vide e deserti, d altre merci carco,
credendo averne invidïosi patti.
Ivi era il curïoso Dicearco,
ed in suo magisteri assai dispari
Quintilïano e Seneca e Plutarco. 90
Vidivi alquanti ch han turbati i mari
con venti avversi e con ingegni vaghi,
non per saver ma per contender chiari,
urtar come leoni, e come draghi
colle code avvinghiarsi. Or che è questo, 95
ch ognun del suo saver par che s appaghi?
Carneade vidi in suo studi sì desto
che, parlando egli, il vero e  l falso a pena
si discernea, così nel dir fu presto;
la lunga vita e la sua larga vena 100
d ingegno pose in accordar le parti
che  l furor litterato a guerra mena;
né  l poteo far, ché come crebber l arti [ Pobierz caÅ‚ość w formacie PDF ]

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